Altragricoltura-intranet Reports Report gruppi di lavoro – Roma 15 novembre 2018

Report gruppi di lavoro – Roma 15 novembre 2018

Riunione dei gruppi di lavoro del direttivo nazionale del 15 novembre 2018 – Roma, città dell’Altra Economia

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Report

Si è tenuta il 15 novembre 2018 fra le ore 11,30 e le ore 16 la riunione dei gruppi di lavoro del direttivo convocata per discutere le proposte su:
– assunzione della strategia sul biologico
– avvio del gruppo di lavoro sulla coltivazione e produzione di fibre naturali
– avvio del gruppo di lavoro per la costituzione del sindacato dei lavoratori agricoli dipendenti
– informazioni sul progetto comune Rete PerlaTerra/Associazione NOCAP

All’incontro hanno partecipato i seguenti componenti del direttivo nazionale:
Maurizio Mazzariol
Katya Madio
Peppino Pelullo
Alfio Furnari
Salvatore Pace
Angelo Candita
Antonio Desimone
Gianni Fabbris
Roberto Congia
Mimmo Viscanti

erano inoltre presenti ed hanno partecipato:
Furio Venarucci (vicepresidente nazionale di LiberiAgricoltori e Presidente del CAA LiberiAgricoltori)
Lucio Cavazzoni (già presidente di Alce Nero)
Raffaele Sardone (componente il direttivo di Altragricoltura Basilicata e coordinatore del Centro Servizi Assistenza Rurale di Altragricoltura)

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Sul Bio

VEDI IL DOCUMENTO FINALE DELL’INCONTRO FONDATIVO DI ALTRAGRICOLTURABIO

– L’incontro, ha visto una importante discussione in cui sono intervenuti tutti i partecipanti ed è stato introdotto dalla proposta di un documento unitario comune ad Altragricoltura e LiberiAgricoltori prodotto dalla presidenza di Altragricoltura.
Il documento è stato discusso e modificato nella sua struttura ed in alcuni passaggi strategici, in particolare sono state eliminate alcune parti considerate superate dal dibattito sul bio e sono stati introdotti alcuni elementi di proposta nuovi ed avanzati.
Alla fine della discussione è stato prodotto un documento unitario che, sinteticamente, ha i seguenti 4 obiettivi:
– proporre al mondo del bio italiano un progetto nuovo in cui viene superata l’approccio al biologico come metodo di produzione per assumere una visione agroecologica ovvero la valorizzazione dell’agricoltura nel rapporto con il sistema ecologico e sociale del territorio in cui è inserita
– chiamare il biologico a recuperare i suoi valori positivi fuori dall’omologazione al modello industrialista o della competizione sul mercato e assumere la guida di un movimento della sovranità alimentare per il rilancio di tutta l’agricoltura produttiva italiana
– puntare al valore strategico della libertà contadina di produrre contro tutti i tentativi di ridurre gli agricoltori a cottimisti e contro l’aggressione delle lobbies della privatizzazione sostenute dall’accordo con la politica (vedi modello coldiretti)
– mettere in campo un profilo di autonomia di questo progetto strategico che, quindi, deve essere in grado di rappresentarsi autonomamente puntando all’alternativa sindacale

Per raggiungere questi obiettivi LiberiAgricoltori e Altragricoltura uniscono i propri sforzi mettendo in campo un progetto unitario e aprendolo a quanti vorranno condividerlo.

AltragricolturaBio, nata quattro anni fa come emanazione di settore di Altragricoltura, diventa, quindi, il progetto comune di LiberiAgricoltori e Altragricoltura in cui i primi mettono a disposizione gli strumenti sindacali di assistenza e rappresentanza e i secondi apportano gli strumenti e i percorsi per la valorizzazione, la progettazione, la promozione e la valorizzazione.

AltragricolturaBio si dota di un Ufficio Nazionale di Assistenza al Biologico in cui le due organizzazioni mettono a disposizione le loro migliori energie e risorse con l’obiettivo di offrire un punto di assistenza e riferimento nazionale operativo sia sul piano della rappresentanza sindacale che su quello dell’assistenza e della promozione.

Il progetto di AltragricolturaBio, fin dall’inizio, si propone come spazio unitario e aperto, evitando di diventare l’ennesima sigletta del biologico e, soprattutto, di proporsi come orticello di parrocchia che aggiunge divisioni alle già tante frammentazioni in cui si è ridotto il mondo del biologico. Al contrario si propone come spazio aperto unitario rivolgendosi a tutte le realtà italiane per ricostruire il più ampio fronte comune sul progetto di difesa e rilancio del biologico dell’agroecologia e della Sovranità Alimentare dentro una battaglia comune ai tanti che si stanno organizzando autonomamente per l’alternativa alla crisi.

Decisioni operative:
– AltragricolturaBio (che già aderisce ad Altragricoltura) definisce la sua adesione anche a LiberiAgricoltori
– Viene definita una modalità di adesione ad AltragricolturaBio sulla base di un “regolamento e dei protocolli” entro il mese di dicembre
– AltragricolturaBio allarga il proprio gruppo dirigente mantenendo ferma la Presidenza nazionale di Maurizio Mazzariol e integrando gli altri componenti di Altragricoltura e LiberiAgricoltori fino a costituire un organismo rappresentativo sia delle diverse realtà che dei territori
– La sede politica e istituzionale di AltragricolturaBio è a Firenze e, fino a quando i toscani avranno realizzato le condizioni organizzative e di funzionamento, la sede operativa dell’Ufficio sindacale e di assistenza del biologico viene collocata a Matera presso la Casa della Sovranità Alimentare.
– Il documento fondativo di AltragricolturaBio viene integrato da un appello invito al mondo del biologico, reso pubblico con l’invito a dare vita a percorsi unitari (a partire da un incontro nazionale fra tutte le realtà del biologico con l’obiettivo di confrontarsi sul documento proposto).

– Assunto e licenziato il documento e definite le decisioni operative, una delegazione di Altragricoltura formata da Tano Malannino e da Roberto Congia si è recata all’incontro con una delegazione dell’AIAB impegnata nel suo direttivo nazionale presentando e portando il documento.
Il confronto è stato positivo e ricco e il Presidente dell’AIAB, Vincenzo Vizioli, ha inviato il documento a tutti i regionali dell’AIAB ed ha invitato una nostra delegazione a partecipare al suo congresso nazionale che si terrà i primi di dicembre dove, fra l’altro, è stato ipotizzato di tenere un gruppo di lavoro comune per confrontarsi sul documento e sulla questione sindacale.

Si è avviata, concretamente, l’ipotesi di collaborazioni forti in Puglia, in Basilicata e in Sicilia. In Sicilia (dove Alfio Furnari è presidente regionale di AIAB ed, al tempo stesso, componente del nostro direttivo nazionale), in particolare, è stata convocata l’assemblea regionale di AIAB per il giorno 23 novembre per discutere l’adesione di AIAB Sicilia al documento e l’avvio di una fase comune di lavoro.

ATTENZIONE! Poichè il documento e la proposta si rivolgono a tutte le realtà del biologico italiano, AltragricolturaBio proporrà incontri con tutte le realtà del biologico che accetteranno di volersi confrontare

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AVVIO DEL PROGETTO SULLA COSTITUZIONE DI UN’ASSOCIAZIONE SULLE FIBRE NATURALI

Gianni Fabbris ha illustrato la proposta che muove da un percorso sviluppato negli anni scorsi che aveva l’obiettivo di partecipare alla costituzione di un’Associazione Nazionale sulla Canapa, la FIRESC (Federazione Italiana Ricerca e Sviluppo Canapa). Quel progetto si è sviluppato in particolare in Campania in collaborazione con la CNA (Confederazione Nazionale Artigiani), con un gruppo di gionìvani ingegneri e tecnici progettisti di valore nazionale e internazionale e con due gruppi distinti di produttori e artigiani (un gruppo di agricoltori con base a Caivano e uno di artigiani del napoletano e del Casertano).
Gianni Fabbris ha spiegato che, per la debolezza organizzativa di Altragricoltura, pur se più volte sollecitati a contribuire al percorso associativo non eravamo riusciti ad assicurare il supporto utile organizzando il mondo delle imprese agricole.
Nel quadro della riorganizzazione della Confederazione Agricoltura la possibilità di riprendere il percorso e il progetto può essere importante per il mondo delle imprese.
La proposta, dunque, è di avviare un progetto che, riverificando le relazioni con le realtà campane che hanno comunque proseguito nel percorso, fissi alcuni obiettivi su cui impostare un percorso per mettere in campo una Associazione di Produttori:
– l’ambito dell’iniziativa dovrebbe essere su tutte le “fibre naturali” ovvero su tutte quelle colture (o sistemi di allevamento) che realizzano prodotti sia alimentari che destinati ad altre destinazioni (tessuti, materiali per artigianato, edilizia, ecc..). E’ il caso, per sempio, della canapa ma, anche, del cotone, del lino, della ginestra, dell’agave, del riso, ecc..
Il campo di azione dell’iniziativa punterebbe a recuperare (come era una volta) l’antica vocazione dell’agricoltura non solo alla produzione del cibo ma, anche, ad integrare obiettivi produttivi diversi come le fibre per i tessuti o i materiali da costruzione o sottoprodotti utili a rispondere a domande e bisogni altri rispetto all’alimentare.
– l’approccio di questa iniziativa non può che essere di sistema investendo un approccio di filiera. Come dimostra quanto sta accadendo nella produzione della canapa (che una volta prodotta rimane invenduta perché non esistono nei fatti filiere integrate capaci di assorbire il prodotto) occorre verificare progettualmente e investire sulla nascita di cicli integrati che sviluppino una domanda per cui la coltivazione.

Con questa impostazione viene deciso di avviare un gruppo di lavoro formato da Riccardo Piras, Roberto Congia, Peppino Pelullo, Antonio Desimone, Gianni Fabbris e Maurizio Mazzariol (aperto a chiunque voglia parteciparvi) con il compito di istruire e avanzare una proposta e di convocare un incontro cui invitare le realtà campane che stanno operando.
L’incontro dovrebbe tenersi entro i primi di Febbraio 2019 anche per permettere di “agganciare” la stagione di semina della canapa della primavera integrando, nel caso, le aziende di Altragricoltura e LiberiAgricoltori che vorranno partecipare al progetto produttivo.
Il Coordinamento del Progetto è affidato ai componenti sardi del direttrivo (Roberto Congia, Riccardo Piras e Maddalena Cualbu).
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AVVIO DEL PROGETTO SUL SINDACATO BRACCIANTI

Il progetto sul sindacato Braccianti deriva dalle scelte della Quarta Assemblea Nazionale e del direttivo dell’11/12 ottobre scorsi.
Si tratta di sviluppare la “gamba dei lavoratori dipendenti” del progetto dell’Alleanza per la Sovranità Alimentare.
Sul lavoro dipendente agricolo si scaricano le debolezze, i ritardi e la competizione selvaggia del sistema agroalimentare nazionale colpito da una crisi senza precedenti.
La mancanza di competitività della nostra agricoltura si scarica in basso sul lavoro e i suoi diritti, oltre che sulle condizioni di vita e di lavoro degli stessi agricoltori in una sorta di guerra fra poveri di cui fanno le spese i più deboli.
I più deboli sono, oggi, i lavoratori agricoli e, in particolare, i lavoratori migranti.
Caporalato, compressione dei salari e dei diritti sono l’effetto diretto della deregulation del settore, della disarticolazione dei servizi pubblici alle aziende ed alle persone come ai lavoratori, dello smantellamento degli uffici del lavoro, del crollo dei redditi agricoli e della crisi profonda in cui sono ricacciate le aziende.
Nelle campagne italiane, in realtà, negli ultimi decenni è avvenuto un enorme furto sulla pelle del lavoro dei braccianti e degli agricoltori da parte della finanza e della gdo.
Un furto non contrastato (anzi in alcuni casi determinato) dalla responsabilità dalle associazioni professionali agricole e dai sindacati dei lavoratori.
Riprendere una battaglia forte a difesa del lavoro agricolo e dei suoi diritti è fondamentale per tutto il sistema agroalimentare italiano che è chiamato a investire sulla qualità sulla sicurezza, sulla professionalità per uscire da un futuro in cui la produzione agricola sia sempre più marginale.
E’ in questo quadro che la Confederazione Altrgricoltura promuove la nascita di un Sindacato dei Braccianti e dei Lavoratori Agroalimentari (Lega Italiana Lavoratori Braccianti e Agroalimentari ?).
Il Sindacato Braccianti è un sindacato autonomo e, perseguendo l’obiettivo di organizzare i lavoratori dipendenti che hanno, sindacalmente, le aziende agricole come controparti, ha un profilo di totale indipendenza rispetto all’organizzazione di rappresentanza degli agricoltori.
La comune appartenenza ad Altragricoltura – Confederazione per la Sovranità Alimentare, definisce il campo dell’alleanza per condurre insieme la battaglia sui punti di interesse comune pur coltivando la reciproca indipendenza e autonomia.
L’obiettivo di realizzare il Sindacato Braccianti è affidato ad un primo gruppo di lavoro formato da Tano Malannino, Yvan Sagnet e Gianni Fabbris che hanno il compito di produrre una proposta per arrivare entro dicembre ad una prima costituzione formale dell’Associazione Sindacale e avviare per l’anno 2019 il lavoro

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PROGETTO RETE PERLATERRA – NOCAP

Durante la riunione dei gruppi di lavoro è stata data una prima informativa sullo stato del progetto Rete Perlaterra.
La Rete Perlaterra è un progetto dell’Associazione per la Sovranità Alimentare che sta dando vita ad una Associazione di promozione sociale dal nome Rete Perlaterra A.p.S.
L’obiettivo è di promuovere e sostenere pratiche di produzione, distribuzione e consumo del cibo e di gestione dei servizi legati al lavoro ed alla gestione della terra riferibile ai modelli della Sovranità Alimentare.
Rete perlaterra è un brand di proprietà dell’ASA Associazione per la Sovranità Alimentare che opera per definire il disciplinare, il progetto generale e la tutela del marchio.
L’Associazione Rete Perlaterra realizza Reti di impresa cui fornisce servizi e sostegni (formazione, marketing, promozione) per gestire e realizzare le pratiche produttive, di distribuzione e fruizione previste dagli obiettivi e secondo il disciplinare proposto.
La Rete per la Terra, in particolare opera lungo due linee di azione principali:
– la promozione del ciclo corto valorizzando il protagonismo dei produttori nel rapporto più diretto possibile con i cittadini fruitori
– la qualificazione, l’organizzazione e la gestione del rapporto con la distribuzione organizzata implementando e ricercando contratti etici e progetti comuni che garantiscano l’accesso al cibo e la sicurezza alimentare.

Ambiti di iniziativa per il ciclo corto sono:
– l’organizzazione di gruppi d’acquisto solidali
– la vendita diretta
– l’apertura di negozi e spazi di vendita e acquisto dei prodotti
– l’organizzazione di mercati e fiere
– l’organizzazione di eventi/feste
– la vendita online
– la realizzazione di eti di vendita a domicilio
– la ristorazione con prodotti di agricoltori della rete

Ambiti di iniziativa per il rapporto con la distribuzione organizzata e con la domanda aggregata sono:
– la definizione di contratti etici
– la costituzione di PAS (Piattaforme Alimentari Solidali) dove gestire il rapporto con la distribuzione organizzata
– la realizzazione di reti di vendita alle mense ed alla ristorazione

La Rete Perlaterra opera sulla base di progetti territoriali e di settore che vengono assunti di volta in volta e rispetto cui si costituscono le Reti d’Impresa. I progetti della Rete Perlaterra possono essere diretti o in collaborazione con altri soggetti.

E’ il caso della collaborazione con l’Associazione NOCAP di cui Yvan Sagnet è presidente che ha l’obiettivo di offrire al mercato prodotti etici.
In particolare l’Associazione NOCAP ha sviluppato il marchio NOCAP che definisce una etichetta multifunzione in cui centrale è la funzione del rispetto dei diritti del lavoro (No caporalato, applicazione dei contratti provinciali del lavoro, ..) ma in cui sono articolate e definite anche altre funzioni come la decarbonizzazione, la sicurezza alimentare, ecc..
Il marchio NOCAP è garantito da un disciplinare e da una certificazione che ne attesta l’aderenza ai principi ed agli standard definiti.
Grazie a questo marchio è possibile definire con la distribuzione organizzata relazioni e contratti basati sulla fornitura di prodotti (freschi e trasformati) che hanno un contenuto etico forte e che, naturalmente, sono pagati ad un prezzo alla produzione adeguato a sostenere i costi e gli investuimenti dell’impresa che sceglie modalità di produzione etiche.
Fra l’Associazione NOCAP, l’Associazione Rete Perlaterra e la distribuzione organizzata vengono stabiliti rapporti istituzionali e contratti che traducono in impegni precisi il comune contributo a mettere in campo cicli di produzione, distribuzione e fruizione del cibo consapevoli e positivi.

In particolare, a partire dall’Estate, il progetto ha avuto una accelerazione e sta vedendo un lavoro impegnativo per realizzare il Primo Progetto comune fra Basilicata e Puglia fra l’Associazione Nocap, l’Associazione Rete Perlaterra, un gruppo di imprese agricole lucane che si stanno organizzando nella Rete d’Impresa PerlaTErra di Basilicata e il gruppo di distribuzione Megamarc (il più importante gruppo interamente meridionale presente in tutto il Sud impegnato spesso in campagne sociali). Il progetto dovrebbe concretamente partire entro dicembre 2018.

Se il progetto ha una ricaduta economica e sociale immediata, il suo valore sindacale e politico è di grande spessore. La proposta del marchio Nocap nasce nel mezzo della vertenza dei braccianti di Nardò con l’obiettivo di tutelare il lavoro; l’incontro con il movimento di Altragricoltura è l’incontro con la mobilitazione degli agricoltori che da decenni si battono contro la crisi indotta dal modello della competizione sul mercato. L’obiettivo comune di offrire ai cittadini consumatori un prodotto frutto dell’alleanza fra i lavoratori e gli agricoltori e capace di incontare la sensibilità della distribuzione si fonda sulla scommessa di sollecitare la responsabilità finale dei cittadini.
E’ ovvio che, se compri i prodotti del pomodoro a quattro soldi e sotto costo, non puoi non sapere che quel prodotto è stato fatto con lo stfruttamento del lavoro, non puoi non sapere che se le piattaforme speculative e le concentrazioni commerciali comprano il pomodoro a sette centesimi, quel pomodoro è arrivato a te dopo aver prodotto un disastro di ingiustizia sia per i braccianti che per gli agricoltori.
La scommessa vera per noi diventa la possibilità di offrire un prodotto sul mercato ad un prezzo non solo giusto (cioè capace di remunerare tutti coloro che ci hanno lavorato, i costi e gli investimenti) ma anche in grado di garantire il diretto al cibo più largo possibile.
Si tratta di intervenire su più fattori del ciclo economico (oltre che sulla responsabilità politica che deve garantire servizi e assistenza pubblica per non pesare sul prezzo finale); si tratta di ottimizzare la filiera, di organizzare la produzione, di accorciare i passaggi per realizzare un prodotto qualitativamente forte e ad un prezzo accessibile. Insomma il contrario di una logica di nicchia estrema che garantisca la qualità, l’eticità e il valore sociale del cibo.

Fra i progetti della Rete Perlaterra ve ne sono altri; fra questi ne segnaliamo due su cui stiamo sviluppando il confronto con Lucio Cavazzoni: un Progetto per mettere in campo dei Semi Liberi (ovvero prodotti da semi sottratti alla privatizzazione della speculazione) ed uno per mettere in Produzione ed a valore le Terre Abbandonate delle Aree interne.
Anche in questo caso la Rete Perlaterra si muove con l’obiettivo di riempire di contenuti i cicli economici del fare impresa. Una impresa e un lavoro centrati su modelli positivi e riconosciuti socialmente e che, proprio per questo diventano produzione di economia buona e alternativa al modello della crisi che colpisce le aziende e i cittadini

VEDI I MATERIALI DEL SITO NOCAP

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